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Il "mancino terribile" non è sazio: "Punto al campionato regionale, e non solo". Intervista ad Edoardo Luchetti.

27-02-2016 18:56 - News Generiche
Tra una settimana sarà di nuovo Footgolf Toscana, con la 9° tappa di un campionato regionale sempre più avvincente. Mentre fervono i preparativi per la gara di San Miniato, facciamo due parole con Edoardo Luchetti, l’eroe della tappa precedente, che lo ho consacrato re della Coppa Toscana Individuale 2016, al Golf Club Una Poggio dei Medici di Scarperia. Ecco la nostra intervista al “mancino terribile” livornese.
A Scarperia hai conquistato il tuo primo titolo individuale nel footgolf: che emozione è stata per te? Ci puntavi o è stata una sorpresa per te? “L’emozione che ho provato è stata grande perché sinceramente vincere una gara importante come la coppa Toscana, con ben 92 partecipanti, non è cosa semplice. Se poi si considera che ho giocato per primo e ho dovuto attendere l’arrivo di tutti gli altri gruppi, beh questo ha fatto sì che l’ansia aumentasse. Comunque non mi aspettavo di vincere: ormai avevo fatto l’abitudine ad arrivare secondo negli appuntamenti importanti. Mi era già successo diverse volte, la più eclatante a Carmagnola, nell’Open d’Italia, dove fui battuto con lo stesso punteggio del vincitore Andrea Giudici; poi mi è successo un paio di volte con il mio amico Stefano santoni a Tirrenia, ma ricordo anche il secondo posto al Golf Club Colline del Gavi, dove fui sconfitto dal campione d’Italia Paolo Parodi per un solo colpo.
A chi dedichi vittoria in Coppa Toscana?
“Ai miei compagni di squadra del Fabio and Friends Punto Clima, che stanno facendo una grande stagione. Nel campionato regionale siamo in testa alla classifica. La mia dedica va in particolare al presidente Fabio Antonacci, al capitano Gianni Machì, a Stefano Santoni, Mauro Quaratesi e Matteo Martinelli.
Come sta andando la tua stagione? Che obiettivi hai?
“L’obbiettivo a questo punto sarebbe quello di provare a vincere il campionato regionale, mentre personalmente mi vorrei ripetere nel campionato a coppie con Stefano, dove ci siamo laureati campioni regionali nel 2015. Vorrei provare a vincere anche la Coppa Italia nell’assoluto. Purtroppo, per problemi di lavoro, quest’anno non ho potuto essere molto presente nel circuito nazionale, quindi mi sono concentrato più sul regionale, che mi permetteva di poter giocare con più frequenza”.
Sei anche un punto di forza di Footgolf Livorno, team che sogna di conquistare il titolo italiano? Ce la farà un giorno? Quest´anno come va?
“Purtroppo siamo rimasti un po’ attardati in classifica per varie vicissitudini: assenze, infortuni e sfortuna. Il campionato però non è ancora compromesso; lotteremo fino alla fine per provare a vincerlo, come sempre, in perfetto stile Footgolf Livorno. Credo che la nostra squadra lo meriti; sempre presenti in tutta Italia ad ogni tappa organizzata dalla Federazione, muoviamo almeno 10 giocatori per torneo. Siamo arrivati secondi per 2 anni, quest’anno tocca a noi”.
Qual è il giocatore di footgolf più forte che hai incontrato finora? E quello che ti piacerebbe incontrare?
“In questi tre anni ho avuto la fortuna di trovarmi opposto a giocatori veramente forti, anche ad ex giocatori professionisti: ricordo, ad esempio, Wiltord, campione del mondo con la Francia nel 1998, che riuscimmo a battere a Marsiglia con la nazionale di footgolf italiana. Poi ho giocato contro Thomas Skuhravy, ex attaccante del Genoa, e Marco Ferrante: tutti mi hanno impressionato e di tutti ho ricordi bellissimi. Nel circuito nazionale, secondo me i più forti sono Paolo Parodi Paolo e Stefano Santoni, ma il mio preferito, quello per il quale ho un debole, è Riccardo Cogoni. Ricordo benissimo il primo torneo che giocò a Tirrenia: non fece benissimo, ma si vedeva che aveva delle capacità impressionanti e io dissi subito che sarebbe diventato un top player. Riccardo è in grado di giocare ogni buca al massimo, calcia con tutti e due i piedi perfettamente e questo è un particolare importantissimo nel nostro sport; inoltre, ha un gran calcio, riesce a spedire la palla a 60/70 metri. Insomma, è un piacere vederlo giocare; io faccio il tifo per lui, ma, lo ammetto, sono di parte perché siamo molto amici e compagni di squadra nel Fabio and Friends e poi è il mio successore come capitano di Footgolf Livorno. Spero che il titolo italiano quest’anno vada a lui; se lo merita.
Quando hai iniziato a giocare a footgolf? Cosa ti ha convinto a lanciarti in questa nuova disciplina?
“Ho iniziato con il footgolf nel primo torneo organizzato in Italia a Carmagnola: era il luglio del 2013, quasi per scherzo Stefano Santoni vide su internet di questo torneo a Torino e noi ci organizziamo per andare a provare questo nuovo sport; con noi c’era anche Emiliano Gronchi, diventato poi un mio grande amico. Con il footgolf fu subito amore a prima vista: molto belle le location che ospitano i tornei, la difficoltà dello sport; l’emozione che ti dà questo sport è una cosa unica, consiglio a tutti di provarlo. E’ allo stesso tempo una sfida con te stesso e con gli altri: nel footgolf non contano solo l’abilità e la precisione, ma un ruolo fondamentale secondo me lo giocano la strategia e la freddezza del footplayer. Se perdi la testa per un errore commesso in una buca, rischi di sbagliare tutte le buche successive; quindi, ad ogni buca è importante restare tranquilli e azzerare tutto alla fine. Come dice il campione italiano in carica Stefano Santoni, a footgolf si gioca "buca su buca", ed è la verità”.




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